La Stamperia d'arte Albicocco di Udine presenta “Piccole, meraviglie”, una mostra di Safet Zec che riunisce un nucleo di opere su carta appartenenti a diversi momenti e temi della sua lunga ricerca: nature morte, studi del corpo femminile, figure e abbracci.
La mostra si inserisce nel più ampio programma di iniziative dedicate all'artista in occasione della XIII Biennale d'Arte, che inaugurerà sabato 19 settembre 2026 alle ore 10.30 presso l'Abbazia di Rosazzo, a Manzano (UD), con una mostra di opere di Safet Zec, “Arte per credere”.
Pittore e incisore, Safet Zec ha costruito in oltre mezzo secolo di attività un linguaggio profondamente personale, nel quale pittura, disegno, incisione e collage si incontrano in una continua ricerca sulla materia e sulla forma.
La mostra di Udine nasce da un'attenzione particolare a un aspetto intimo del suo lavoro: la carta come luogo della pittura.
Le opere presentate sono realizzate su carte ritagliate, frammenti, fogli già segnati e attraversati dal colore. Non si tratta dunque di superfici neutre sulle quali l'immagine viene semplicemente depositata. Sono carte che hanno già una storia: macchie, tracce, residui di colore, sovrapposizioni e abrasioni diventano parte integrante dell'opera.
Zec non cancella ciò che trova sulla superficie. Lo guarda, lo conserva, lo trasforma.
È proprio in questa relazione tra la pittura e una materia già vissuta che si trova il filo conduttore di "Piccole, meraviglie": la tavolozza.
La tavolozza è il luogo nel quale la pittura prende forma prima ancora di diventare quadro. È una superficie di mescolanze e sovrapposizioni, dove il colore viene preparato, consumato, abbandonato e nuovamente utilizzato. Porta con sé la memoria del lavoro dell'artista.
Le carte di Zec sembrano appartenere a questo stesso spazio: sono supporto e tavolozza allo stesso tempo, superficie di lavoro e opera compiuta.
Una macchia può diventare un'ombra. Un frammento di colore può suggerire una forma. Una superficie consumata può diventare la profondità di un corpo.
L'artista non parte quindi dal foglio bianco, ma da una materia nella quale qualcosa è già accaduto. La pittura continua ciò che era già iniziato.
Da questa materia emergono soggetti diversi, ma profondamente legati tra loro.
Oggetti, corpi e abbracci sono variazioni di una medesima ricerca sulla forma e sulla pittura.

Zec sembra cercare l'immagine dentro la materia, e non contro di essa. Non cancella ciò che trova sulla carta: lo osserva, lo asseconda, lo modifica.
In questo modo ogni opera conserva qualcosa del processo attraverso il quale è nata. Permette di guardare non soltanto il quadro finito, ma anche ciò che normalmente rimane nascosto: il tavolo di lavoro, il gesto, la prova, il colore abbandonato, la carta utilizzata e poi nuovamente ripresa.

La mostra diventa così anche un piccolo viaggio dentro l'atelier di Safet Zec.
Un atelier nel quale le cose non vengono semplicemente rappresentate, ma sembrano emergere lentamente dalla materia.
In questo senso la tavolozza non è soltanto uno strumento. È la memoria fisica della pittura.

E forse è proprio qui il significato più profondo del titolo "Piccole, meraviglie": nella capacità di una superficie apparentemente marginale — un frammento di carta, una macchia, un residuo di colore — di diventare, attraverso la pittura, qualcosa di inatteso.

La mostra rinnova il rapporto particolarmente significativo tra Safet Zec e la Stamperia d'arte Albicocco, un rapporto iniziato attraverso la ricerca incisoria e proseguito nel tempo attraverso numerosi progetti legati alla grafica, alla carta e alla stampa d'arte.
Udine rappresenta infatti un luogo importante nel percorso dell'artista. Qui, dopo essere andato via da Sarajevo a causa della guerra, Zec trovò nella Stamperia d’arte Albicocco un luogo nel quale poter riprendere il proprio lavoro. Da allora il rapporto con la Stamperia e con la città è proseguito, accompagnando una parte significativa della sua ricerca.
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