Gianni Dessì

  • Un inchino a terra, 2018 Carborundum/collage mm 100x200

    Edizione di 6 esemplari

Esponente di spicco della Nuova Scuola Romana, Dessì è tra
gli autori che, dalla fine degli anni settanta, hanno contribuito
a restituire centralità al linguaggio della pittura. Assieme alla materialità seducente, profonda del medium in questione, riaffioravano nel suo lavoro degli esordi differenti ‘luoghi’ della memoria culturale collettiva, come il simbolo, l’archetipo, l’icona. Erano questi a disegnare l’ideale geografia entro cui l’artista ridefiniva, o ritrovava, la sua posizione rispetto al mondo: quella di chi organizza il campo della visione, ne fa lo spazio della narrazione metaforica, scompone e ricompone l’enigma dell’immagine come quello della propria identità.

L’opera di Dessì è un’indagine tesa ad esplorare l’ontologia della pittura, le sue corrispondenze con la complessità del mondo. Nei suoi lavori il codice dell’astrazione e quello figurativo sfumano sovente l’uno nell’altro; oltre a contemplare alcuni riferimenti alle forme della realtà visibile, la sua opera richiama anche quelle della sua ricomposizione immaginativa. Complementare a tali propositi è l’approfondimento svolto sulle risonanze emotive e i valori spaziali del colore, che ha avuto come conseguenza lo sconfinare della

sua pittura rispetto ai limiti della tela, sino a investire l’ambiente circostante.
I lavori realizzati con la stamperia Albicocco rappresentano un’estensione dei nuovi orientamenti del suo ricercare, connotati dalla volontà di dare evidenza all’immagine della figura umana. Come nel ciclo pittorico Conversation piece, anche nel grande carborundum  Dessì intraprende un silenzioso dialogo con la superficie, condotto per mezzo di una materia pittorica densa e buia: dalla sua modellazione scaturisce l’incontro, non preordinato, con misteriose figure che sembrano provenire dal mondo dell’ombra. Come sempre nel suo lavoro, la visione sembra nascere da un precedente accecamento.

Share on Pinterest
There are no images.